FAQ

Panorama di circa 50 domande e risposte esaurienti sui vari aspetti del problema radon. 

 

FAQ  SUL  RADON – ASPETTI   GENERALI

Che cos’è il gas radon, quale ne è l’origine e il comportamento?

FAQ sul radon - Immagine simbolica di fanciulle che danzano di fronte ad un fiore

Il radon è un gas nobile chimicamente inerte, naturalmente radioattivo, incolore e inodore presente nell’ambiente in cui viviamo. Se non lo si misura strumentalmente non c’è modo di valutare quanto ve ne sia. Proviene per esalazione dal terreno e dai materiali solidi e di conseguenza lo si trova diluito in aria e nell’acqua.

È generato dal decadimento nucleare del radio, cioè dal processo per cui una sostanza radioattiva si trasmuta spontaneamente in un’altra, emettendo radiazioni. Il radio è, a sua volta, prodotto dalla trasmutazione dell’uranio, presente nelle rocce, nel suolo e quindi anche nei materiali da costruzione.

Una volta formato anche il radon decade emettendo radiazioni nella forma di particelle alfa e dando origine a una serie di altri elementi radioattivi (i figli del radon o progenie).

Esistono più isotopi dell’elemento radon: il principale è il Rn-222, meno importanti sono il Rn-220 (detto Thoron) e il Rn-219 (detto Actinon). Quando si cita solamente radon si intende il suo isotopo principale.

Prima di decadere il radon (il Rn-222 appunto) rimane in vita per un tempo sufficientemente lungo. La sua concentrazione si dimezza circa ogni 3 giorni e 20 ore e dopo circa un mese è praticamente scomparso. Ciò gli consente, in quanto gas, diversamente da tutti i suoi progenitori e dalla sua progenie, di essere trasportato facilmente dall’acqua e dai flussi di aria presenti nel suolo, anche per alcune centinaia di metri, e quindi di uscire all’aperto in atmosfera.

Il radon è pericoloso per noi?

Più radioattivo dell’uranio e del radio è considerato il contaminante radioattivo naturale più pericoloso, in particolare negli ambienti chiusi. A livello mondiale si stima che sia responsabile di quasi il 50 per cento dell’esposizione media della popolazione alle sorgenti naturali di radiazione. Più esattamente però la causa del danno sanitario per irraggiamento dei tessuti dell’apparato respiratorio umano, non nasce dal radon stesso ma dai suoi prodotti di decadimento (figli o progenie).

L’inquinamento da radon è prodotto dall’uomo o è di origine naturale?

È di origine naturale. Il livello di radon è legato alla presenza di minerali radioattivi naturali nella crosta terrestre, da cui questo gas è originato per decadimento nucleare.

Che cosa sono i cosiddetti figli del radon e come si comportano?

Sono gli elementi prodotti dal decadimento radioattivo del radon (specificatamente del suo isotopo Rn-222), la sua progenie, e vengono perciò chiamati anche figli del radon. La catena dei prodotti di decadimento termina quando si raggiunge un elemento stabile, non radioattivo (nel nostro caso il Pb-206).  Solo i primi quattro figli nella catena di decadimento hanno vita breve ed è di loro che normalmente si parla, in quanto i successivi hanno molta minor rilevanza dal punto di vista sanitario.

A differenza del loro genitore, i figli del radon sono radionuclidi solidi metallici, sovente sotto forma di ioni positivi, che attaccandosi elettrostaticamente a particelle di aerosol (“attached”), o meno per il 5-20% (“unattached” o “free”),  possono o depositarsi (fenomeno di “plate-out”), o rimanere sospesi nell’aria. Le particelle della progenie “attached” all’aerosol hanno un diametro tra 10 e  diverse centinaia o migliaia di [nm]. Quelle free, raggruppate in “clusters” tra loro e a molecole di acqua, hanno un diametro di pochi [nm] o meno.

La parte “attached” (che aumenta percentualmente in presenza di maggior quantità di aerosol o fumi in aria) si muove più lentamente. Tende a rimanere sospesa in aria per più tempo e si fissa facilmente all’interno dell’apparato respiratorio quando inalata. La parte “free”, essendo di minori dimensioni, si muove più velocemente e si deposita prima, ma può penetrare più facilmente e profondamente nei polmoni.

Quando è che si dice che il radon e i suoi prodotti di decadimento sono in equilibrio?

Ipotizziamo di trovarci nel caso di una concentrazione di radon costante in un volume d’aria, quindi senza scambi di radon con l’esterno, oppure in pareggio tra esalazione dal terreno e rimozione.  Allora la concentrazione dei singoli figli (ipotizzando che nascano o scompaiano solo per il rispettivo decadimento e non per scambi con l’esterno) cresce e varia nel tempo. Fino a raggiungere, dopo circa 3 ore (nel caso dei figli a breve vita), uno stato di equilibrio (detto secolare) corrispondente ad un’attività nucleare per ciascun figlio pari a quella del radon.

In realtà questa situazione è però raramente ottenuta per causa dei fenomeni di “plate-out” (deposito per gravità dei figli del radon sulle superfici) e di ventilazione che li coinvolgono, oltre che ovviamente per la non costante concentrazione iniziale del radon.

Il coefficiente di equilibrio F diminuisce, esponenzialmente, da 1 a 0 all’aumentare della ventilazione e del “plate-out”. Si ha così un valore di equilibrio sempre inferiore ad 1, usualmente compreso tra 0,2 e 0,8, e generalmente assunto pari a 0,4. Dato che il vero danno sanitario viene dalla progenie del radon e non dal genitore, il valore di F nell’ambiente è di importanza basilare.

Qual è l’unità di misura di questo gas?

L’unità di misura della concentrazione di radon in un ambiente la si può indicare più propriamente con il numero di atomi presenti per unità di volume [Nucl./m3], più spesso la si indica indirettamente con l’attività radioattiva specifica. Secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI) essa è espressa in Becquerel per metro cubo [Bq/m3], dove un Becquerel indica una disintegrazione al secondo. In alternativa nei paesi di lingua inglese è utilizzato il picoCurie per litro, [pCi/l]. Un [pCi/l] equivale a 37 [Bq/m3].

Se in un volume di un [m3] si ha un valore di concentrazione di radon (un’attività specifica) di 1 [Bq/m3], e quindi un nuclide di radon che decade ogni secondo, tenendo conto del valore della sua costante di decadimento lambda, si deduce che, in quel metro cubo, ci saranno circa altri 476000 atomi di radon che decadranno solo successivamente. In teoria occorrerà un tempo infinito perché tutti questi atomi decadano, ma in pratica dopo un mese (dopo 6-7 tempi di dimezzamento) ne saranno rimasti molto pochi.

Working Level

Talora, nelle valutazioni del danno causato o in altri contesti, quando si fa riferimento al gas radon ci si riferisce globalmente al radon ed alla sua progenie. Nelle misurazioni della concentrazione del radon da solo ci si esprime in [Bq/m3] o in [pCi/l], mentre se si fa riferimento a solo la progenie le misure possono essere espresse, oltre che in [Bq/m3], anche in unità WL (Working Level) che è una misura di energia specifica (ad esempio [MeV/l]).

Una corrispondenza tra le misure di concentrazione del radon e quella della progenie che ne deriva è possibile solamente se si ipotizza il raggiungimento di un dato valore di equilibrio F (secolare o meno). Si può scrivere, per esempio, che 1 WL corrisponde a 3700 [Bq/m3] di radon all’equilibrio secolare (concentrazione di equilibrio o EER). Se invece, per esempio, si ipotizza che l’equilibrio sia pari a 0,5 allora si può scrivere che 1 WL di progenie corrisponde a 7400 [Bq/m3] oppure a 200 [pCi/l] di radon.

Inoltre 1 WL rappresenta una combinazione di prodotti di decadimento del radon in un litro d’aria che comporterà l’emissione di particelle alfa per una energia potenziale di 130’000 [MeV].

Per motivi di pratica utilità usualmente si parla di inquinamento da radon e si misura il solo gas anche se è la progenie a rappresentare un pericolo reale per la salute e non il radon in sé. Si dovrà ipotizzare allora di trovarci in determinate condizioni di equilibrio radioattivo F.

Il radon è presente anche nell’acqua?

Essendo un gas, il radon è presente principalmente in aria, dove si raccoglie diluendosi allorché fuoriesce dal suolo. Lo si trova però anche disciolto in tutte le acque (e negli altri liquidi) sia sotterranee sia di superficie o meteoriche. E quindi anche nell’acqua potabile. E’ infatti moderatamente solubile nell’acqua e ancor più in altri liquidi, come i solventi o gli olii. La sua solubilità in acqua dipende fortemente dalla temperatura: diminuisce con l’aumentare della temperatura. La solubilità a 20 gradi centigradi è meno della metà di quella a zero gradi centigradi. A 100 [°C] la solubilità è addirittura meno di un quinto. Per questo l’acqua sotterranea ricca di radon quando arriva in superficie e si riscalda rilascia gran parte del gas contenuto.

Il radon dell’acqua, potabile o no, è un rischio per la salute?

Quando l’acqua che contiene il radon è utilizzata per la doccia, per cucinare o per altro, il gas contenuto si libera nell’ambiente circostante e contribuisce al suo inquinamento. Se l’acqua è prelevata da pozzi, sarà più probabilmente inquinata per questo gas, mentre se proviene da laghi, fiumi o riserve di superficie sarà meno ricca di radon.

Nell’aria di un ambiente indoor il radon proveniente dalla rete idrica è nettamente meno di quello che proviene dal suolo sottostante. L’ente statunitense EPA ritiene che sia circa solamente l’1 – 2 % del totale.

Se a seguito di una misura in un’abitazione, risultasse che è inquinata dal radon, sarà opportuno effettuare anche una verifica dell’acqua sanitaria, specie se prelevata da pozzi invece che dalla rete pubblica.

Si stima (sempre secondo EPA) che l’inquinamento dell’aria indoor sia pari a circa lo 0,01% dell’inquinamento dell’acqua potabile ivi presente.

I livelli di quest’ultimo (usualmente nel range da 1 a 30 [Bq/l]) non devono, secondo recenti norme nazionali, assolutamente superare i 1000 [Bq/l]. In caso contrario si ricorrerà a specifiche misure di bonifica, utilizzando filtraggi con carboni granulari attivi o trattamenti di aerazione e riscaldamento.

EPA infine afferma che i tumori causati dal radon proveniente dall’acqua potabile per circa il 90% colpiscano l’apparato respiratorio e solo per il 10% lo stomaco.

Come entra il radon nelle case e che cosa ne determina il livello?

Essendo un gas, il radon esala dal terreno e da alcuni materiali da costruzione e, in misura generalmente minore, dall’acqua; mentre si disperde rapidamente in atmosfera, si accumula facilmente negli ambienti chiusi. Il radon può penetrare nelle abitazioni attraverso fessure, giunti di connessione, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Oppure può uscire da alcuni materiali da costruzione, come cementi, laterizi, graniti o tufi.

Il livello di radon in un ambiente chiuso è determinato da:

  • le caratteristiche del suolo sottostante l’edificio (contenuto di radio nel terreno, facilità di fuoriuscita dal suolo, presenza di faglie, fratture o fessurazioni in vicinanza dell’edificio);
  • le caratteristiche dell’edificio (contenuto di radio e conseguente facilità di fuoriuscita del gas dai materiali utilizzati, tipologia dell’edificio e dell’attacco a terra, tecnica costruttiva, modo in cui sono disposti i locali, stato e manutenzione);
  • le condizioni ambientali (temperatura, pressione, umidità, condizioni meteorologiche);
  • lo stato e il modo di utilizzo dell’edificio (riscaldamento, abitudini di vita, ricambi di aria, tabagismo ecc).

Qual è il limite massimo di legge per la concentrazione di gas radon in un’abitazione ? 

Per quanto concerne le abitazioni, non esiste in Italia una normativa specifica. Una raccomandazione della Comunità Europea (Raccomandazione 90/143/Euratom) indica i valori di concentrazione media annua oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di risanamento. Questi sono: 400 [Bq/m3] per le abitazioni già esistenti e 200 [Bq/m3] per quelle di nuova costruzione. L’ultima Direttiva dell’Unione Europea  (nr. 59 / 2013) suggerisce il valore di 300 [Bq/m3]. Doveva essere recepita dalla legislazione nazionale entro il 6 febbraio 2018.

Da un punto di vista sanitario, esiste un livello così basso di radon che sia innocuo?

L’esposizione a qualunque livello di radon comporta dei rischi sanitari; non esiste un livello così basso da essere completamente innocuo.

Dovendo acquistare una casa, è opportuno che la faccia si analizzare anche riguardo al possibile inquinamento da radon; esiste in Italia una norma che ci salvaguarda per questo?

Una misurazione è sempre consigliabile, sopratutto nei casi di un edificio costruito in una zona geologicamente a rischio radon. In Italia non esistono normative che proteggano un acquirente di un’abitazione per questo tipo di rischio, contrariamente ad altri paesi. Negli USA, ad esempio, l’usuale procedura al momento di una transazione edilizia è che il compratore chieda il test per il radon come parte della documentazione contrattuale. EPA (USA) raccomanda peraltro all’acquirente di negoziare con il venditore anche il servizio di mitigazione del livello di radon, se superiore ai valori di legge, al momento della trattativa.

Il livello di radon in un edificio si modifica con il tempo?

No. Non certo per ragioni dovute direttamente all’età della casa.

Sono stati indifferentemente trovati alti livelli di inquinamento sia in nuovi edifici, sia in altri molto datati.

È possibile bonificare completamente una casa dal radon?

L’eliminazione completa non è possibile. Esistono però azioni di rimedio efficaci e controllabili, attraverso cui è possibile ridurre la concentrazione a livelli accettabili.

Ci sono aree in cui il radon è assente?

Il radon è presente ovunque. La sua concentrazione è generalmente medio-bassa e oscillante nel tempo, ma esistono zone in cui la probabilità di case con elevati livelli di inquinamento radon è rilevante.

Quali sono le concentrazioni di radon medie in Italia?

A seguito della campagna di misura svolta negli anni ’90, la concentrazione media italiana è risultata di circa 70 [Bq/m3], una concentrazione superiore alla media mondiale che è di circa 40 [Bq/m3] e a quella europea di 59 [Bq/m3]. Sono state riscontrate alte concentrazioni medie di radon in Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Lombardia,  a causa delle caratteristiche del suolo e delle rocce. Più recentemente altre campagne di misura locali hanno corretto questi dati e evidenziato come altamente inquinate anche altre aree come il Trentino e l’Alto Adige.

Esistono interventi che riescano a proteggerci in modo assoluto al radon?

No, ma l’esposizione può essere ridotta a livelli ritenuti accettabili diminuendo la concentrazione del radon all’interno dell’abitazione, tramite adeguate azioni di mitigazione.

I luoghi di lavoro sono a rischio radon come o più delle abitazioni residenziali?

In generale l’esposizione integrata nel tempo al radon sul luogo di lavoro è più bassa, solo perché il tempo di permanenza è più breve rispetto a quello trascorso all’interno delle abitazioni. Esistono però luoghi di lavoro in cui il livello di radon può essere molto elevato. È il caso degli stabilimenti termali, delle  miniere, delle grotte, dei locali seminterrati e interrati. In genere degli ambienti posizionati in zone in cui le caratteristiche climatiche e geologiche del terreno oppure quelle architettoniche dell’edificio determinano elevati livelli di radon.

Qual è il limite massimo di legge per la concentrazione di gas radon in un ambiente di lavoro?

La vecchia ma ancora applicabile normativa italiana (D. Lgs. 241/00) ha stabilito come soglia un valore di concentrazione media annua pari a 500 [Bq/m3] per l’esposizione al gas radon in tutti gli ambienti di lavoro, cui anche le scuole sono espressamente equiparate. Questo valore rappresenta il livello di azione al di sopra del quale devono essere intraprese, entro 3 anni, azioni di rimedio. Inoltre, nel caso di concentrazioni inferiori al limite, ma superiori a 400 [Bq/m3], l’esercente deve assicurare nuove misurazioni nell’arco dell’anno successivo.

Attualmente si sta aspettando che anche il nostro paese si adegui alle disposizioni europee che impongono il limite di 300 [Bq/m3].

 

FAQ  SUL  RADON – ASPETTI SANITARI

Quali danni alla salute produce il radon?

Gli studi epidemiologici compiuti negli ultimi decenni hanno dimostrato che l’esposizione al radon aumenta il rischio di tumori all’apparato respiratorio. Tanto che, dopo il fumo di sigaretta, che rimane di gran lunga la più importante causa di tumore al polmone, il radon è considerato la seconda causa di questa malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO-OMS) ha inserito il radon nell’elenco delle sostanze ritenute cancerogene per l’uomo, assieme con benzene, amianto e fumo di tabacco.

Un gruppo di ricercatori svizzeri in un articolo sulla rivista “Environmental Health Perspectives” del Giugno 2017 sostiene che il radon sia, insieme ai raggi UV, un fattore rilevante nella mortalità per tumore alla pelle.

In che modo il radon produce danni alla salute?

Più che il radon, le sostanze pericolose per la salute sono i primi quattro prodotti di decadimento del radon. Queste sostanze vivono per tempi molto brevi, minuti o secondi, e decadono emettendo radiazioni (particelle alfa, beta o gamma). Al contrario del radon, queste sostanze sono chimicamente ed elettricamente reattive. Possono essere introdotte all’interno dell’organismo anche attraverso il pulviscolo atmosferico e il vapore acqueo a cui si legano. Trasportati all’interno dell’apparato respiratorio, i prodotti di decadimento del radon raggiungono i polmoni, dove decadono emettendo radiazioni. La loro inalazione comporta quindi il rischio di tumore all’apparato respiratorio a causa dell’energia rilasciata dalle radiazioni che danneggiano così le molecole organiche colpite.

Anche se il rischio è legato ai prodotti di decadimento è uso comune riferire il rischio direttamente al radon.

Il radon può provocare altre malattie oltre al tumore al polmone?

Pur se sono stati ipotizzati altri effetti cancerogeni, i dati scientifici a disposizione fino ad oggi non dimostrano evidenze di altri effetti negativi sulla salute. Pur tuttavia in altri paesi, come gli U.S.A., si fa maggior attenzione che non da noi al rischio di danno per ingestione dell’acqua inquinata. Si è poi recentemente affermato che il radon possa essere una possibile concausa del tumore alla pelle.

Quali condizioni fanno aumentare il rischio?

Il rischio aumenta al crescere della concentrazione e del tempo che si trascorre in presenza di radon. Recenti stime attribuiscono al radon un rischio in eccesso rispetto alla non esposizione pari al 16% per ogni 100 [Bq/m3].

Esiste, inoltre, una stretta correlazione tra gli effetti del fumo da tabacco e il radon, tanto che è stato rilevato che un fumatore rischia circa 25 volte di più rispetto a un non fumatore esposto alla stessa concentrazione.

Un’analisi dettagliata del rischio è riportata nel testo informativo Percentuali di rischio di tumore polmonare per radon di questo sito.

È più pericoloso essere esposti a bassi livelli di radon per lungo tempo o ad alti livelli per tempi brevi?

A parità di esposizioni cumulative, si afferma che è più pericoloso essere esposti in modo prolungato a bassi livelli piuttosto che essere esposti ad alte concentrazioni per tempi brevi.

Quanti tumori al polmone sono dovuti al radon ogni anno in Italia?

Gli studi epidemiologici condotti su categorie di persone particolarmente esposte, come i minatori, hanno consentito una stima del rischio in relazione all’esposizione. Applicando tali risultati alla situazione italiana si stima che circa il 10 per cento di tutti i tumori polmonari siano attribuibili al radon. Per il Ministero della Salute i casi imputabili al radon ogni anno sarebbero in un numero compreso tra 1500 e 6000.

È più pericoloso il radon, il benzene o l’amianto?

Dopo il fumo che causa circa l’80% dei tumori al polmone, è più pericoloso il radon, che ne causa circa il 10 per cento, mentre sia il benzene che l’amianto si mantengono al di sotto di questo valore. Si stima infatti che, ogni anno, in Italia, le morti attribuibili al radon siano circa 3200,  quelle dovute all’amianto poco meno, mentre quelle dovute al benzene circa 100,

Il radon è più dannoso per i bambini o per gli adulti?

Non sono noti dati certi che dimostrino una differente suscettibilità all’esposizione al radon dei bambini rispetto agli adulti.

Tuttavia, l’esposizione al radon da parte dei bambini è più pericolosa in prospettiva, in quanto aumenta il rischio di contrarre un tumore al polmone in età adulta. Infatti essi hanno maggior tempo per sviluppare una neoplasia che usualmente nasce lentamente. Inoltre va ricordato che la fisiologia dei bambini è ben diversa da quella degli adulti. Ad esempio la loro respirazione è più rapida e i processi vitali sono più veloci.

È più importante smettere di fumare o bonificare la casa dal radon?

Per un fumatore è sicuramente più importante smettere di fumare. L’ottimo sarebbe fare entrambi le cose.

C’è una dieta consigliata per diminuire il rischio di tumore al polmone dovuto al radon?

Una dieta che preveda alti consumi di frutta e verdura può portare a una riduzione del rischio di tumori in generale. Secondo uno studio epidemiologico di Francesco Bochicchio ed altri del 2005 svolto nel Lazio c’è una possibile correlazione tra radon e dieta: l’aumento di rischio prodotto dal radon risulta maggiore nei soggetti con dieta povera di alimenti antiossidanti.

 

FAQ  SUL  RADON – TECNICHE E STRUMENTI DI MISURA

Perché è utile misurare il livello di radon?

A causa delle caratteristiche del gas radon che lo rendono totalmente non rilevabile dai nostri sensi, la misura strumentale della sua concentrazione all’interno di un’abitazione, e quindi della nostra esposizione alle sue (e della sua progenie) radiazioni, è l’unica cosa che permette agevolmente di valutare il rischio associato alla permanenza in quell’edificio.

La misura e la valutazione del rischio hanno lo scopo di stabilire la necessità di intraprendere o meno interventi di mitigazione dell’inquinamento.

Quanto tempo è necessario per misurare la concentrazione di radon nelle abitazioni?

Per raccogliere dati affidabili è opportuno (e obbligatorio secondo la legge italiana) effettuare una misura integrata durante un intero anno solare, eventualmente divisa in due semestri; innanzitutto per evitare il rischio di saturazione degli strumenti e poi per avere informazioni aggiuntive sulla stagionalità della concentrazione. Infatti, a causa della grande variabilità dei fattori che influenzano la presenza del radon, è possibile che la sua concentrazione all’interno di un’abitazione vari sensibilmente sia durante le ore del giorno, sia da un giorno all’altro e da una stagione all’altra.

Si possono fare misurazioni di lunga durata, media durata o di breve durata per raccogliere misure integrate nel tempo, informazioni preliminari o complementari, di verifica degli interventi di mitigazione o per altri motivi. Per questo si utilizzano specifici e differenti strumenti.

Come è opportuno condurre le misure nelle abitazioni?

Per le misure di lunga durata lo strumento di misura, specifico per esse, deve essere posizionato al piano più basso tra quelli normalmente utilizzati dell’abitazione, in un locale utilizzato con frequenza, come una camera da letto o una sala. Vanno esclusi i locali secondari o non stabilmente utilizzati, che potranno essere oggetto di misure specifiche per indagini diagnostiche aggiuntive. Non è opportuno posizionare i rilevatori nelle cucine o nei bagni, perché qui la presenza di vapori e di fumi può disturbare la misura, vicino alle finestre o ai terminali del riscaldamento oppure sopra elettrodomestici. Durante il tempo della misura di lunga durata le abitudini degli abitanti dovranno rimanere inalterate.

Le misure di breve durata, che hanno finalità differenti dalle altre, si fanno nei locali da indagare e secondo lo specifico scopo che si vuole perseguire, cercando di porsi nelle condizioni più severe, per quanto riguarda la possibile concentrazione del radon. Pertanto, ad esempio, sarà preferibile eseguire misure (di durata di almeno due o tre giorni consecutivi) durante il periodo invernale con l’impianto di riscaldamento acceso e si dovrà assolutamente evitare, durante la misurazione, l’apertura degli infissi e delle porte per evitare la ventilazione.

Si possono fare delle misure in un’abitazione disabitata? o è preferibile farle durante il suo normale utilizzo?

Se si ha in mente di effettuare misure di breve durata, è certamente preferibile che la casa sia disabitata, ma non indispensabile.

Va tenuto conto che il livello di concentrazione del radon raggiungerà comunemente una situazione di relativa stabilità dopo circa 12 ore da quando la casa è stata chiusa. In un’abitazione vuota ci saranno dei fattori che porteranno i livelli di concentrazione del gas radon a valori più bassi o più alti di quelli raggiunti durante il normale utilizzo della casa, ma è difficile prevederne il risultato finale. Se la casa non viene abitata quindi è opportuno che il test non inizi prima di 12 ore da quando è stata chiusa.

Se invece la casa rimane abitata, nei test di breve durata, è opportuno che gli infissi esterni rimangano chiusi ad eccezione delle indispensabili aperture e chiusure delle porte per l’accesso e l’uscita degli abitanti. Nella stagione invernale gli impianti di riscaldamento o condizionamento dell’aria devono rimanere operanti.

Nelle misure di lunga durata, al contrario, è opportuno che la casa sia abitata e normalmente utilizzata e che gli abitanti non modifichino le loro abitudini.

Quanto costa fare una misurazione del radon di un’abitazione?

Una misurazione di lunga durata (annuale) costa circa 100-200 euro (per la misura di uno o due locali) se si è in grado di effettuarla personalmente, facendosi spedire il dosimetro da laboratori specializzati. Se invece ci si appoggia a personale esterno il costo potrà essere di 250-500 euro. I risultati delle misure saranno disponibili alcune settimane dopo la fine della misura.

Il costo delle misure brevi (da tre giorni a un mese) è maggiore in quanto si impiegano strumenti più sofisticati ed occorre il supporto di personale specializzato; i risultati delle misure sono pressoché immediati e più ricchi di informazioni, ma occorre saperli interpretare. In questo caso il costo di una campagna di misura di un’abitazione sarà di circa 300-800 Euro.

Quali sono le regole per la misura del radon nei luoghi di lavoro?

Non sono disponibili ancora linee guida con valore di legge su come eseguire le misure nei luoghi di lavoro ai sensi del Dlgs. 241/2000, che tuttavia prevede che le misurazioni possano essere effettuate anche senza di loro, attraverso il ricorso a organismi idoneamente attrezzati.

E’ però stato predisposto nel 2003 dal Coordinamento delle Regioni e delle Province Autonome a questo scopo un documento di notevole pregio per i luoghi di lavoro sotterranei (e dall’Agenzia APAT nel 2004 anche un altro documento per gli edifici residenziali).

Su questa strada la Regione Lombardia con decreto del 21 dicembre 2011 ha emesso delle Linee Guida per la misura e in genere per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in tutti gli ambienti indoor.

Come per le abitazioni anche per i luoghi di lavoro la misura deve essere fatta per legge per un periodo di un anno. Ugualmente può essere utile integrare le misure di lunga durata con altre di breve che seguano l’andamento della concentrazione di radon in modo continuo. Per valutare, ad esempio, l’esposizione durante le ore di permanenza rispetto alle ore in cui gli ambienti non sono frequentati.

I dispositivi più utili per misure lunghe, semestrali o annuali, sono i dosimetri passivi basati su rivelatori a tracce o gli elettreti, che danno come risultato una concentrazione media nel tempo.

Per misure di breve durata si impiegano generalmente strumenti che danno risposte in continuo, come le camere di ionizzazione, associati spesso a computer con cui si possono elaborare i risultati immediatamente.

Perché vengono fatte misure di breve e di lunga durata?

I livelli di concentrazione del radon, specialmente all’interno di un edificio, variano continuamente nelle stagioni, di giorno in giorno, di ora in ora ed anche ogni pochi minuti. Questo per causa non solo degli analoghi cambiamenti nell’esalazione del gas dal terreno e dai materiali da cui proviene, ma anche per le molte variabili fisiche connesse ai meccanismi di trasporto all’interno dell’edificio. I valori più alti si riscontrano nella stagione invernale quando i sistemi di riscaldamento sono funzionanti. Anche le condizioni del tempo atmosferico, l’impiego di stufe e caminetti, l’apertura e la chiusura di finestre e porte sono tra i fattori che determinano questo comportamento.

Misure di breve durata

Per quanto sopra le misure di breve durata sono meno suscettibili di ben rappresentare i livelli medi di inquinamento rispetto a quelle di lunga durata e quindi di dare corrette indicazioni sulla dose da radiazioni assorbita. Sono però utili per avere subito informazioni preliminari o durante e dopo gli interventi correttivi.

L’agenzia EPA (USA), per esempio, raccomanda per un’abitazione di effettuare misure iniziali di breve durata nel locale abitato più basso dell’edificio mantenuto chiuso verso l’esterno. Ciò aiuta gli abitanti a rendersi subito conto se si è in una situazione di alto inquinamento o meno. Il test può durare anche solo 2 o 3 giorni, purché il locale sia stato chiuso almeno 12 ore prima dell’inizio. Sono da evitare durante questi test di breve durata i giorni in cui intervengano condizioni meteorologiche inusuali, come forti venti o temporali. Ovviamente per quanto detto sulle fluttuazioni dei livelli di radon indoor, dopo aver eventualmente effettuato i test di breve durata è raccomandabile eseguire quelli di lunga durata.

Misure di lunga durata

I test di lunga durata danno informazioni più affidabili riguardo ai valori medi annuali dell’inquinamento. Devono per questo durare almeno 90 giorni, ma tanto più saranno lunghi tanto più daranno risultati vicini ai valori di inquinamento medi annuali. E’ consigliabile, peraltro, effettuare due test separati di sei mesi, durante le stagioni invernale ed estiva. Per meglio conoscere il comportamento stagionale dell’inquinamento ed eventualmente evitare il rischio che i dosimetri vengano saturati, in caso di forte presenza di radon, durante una lunga ed unica esposizione. Il tempo che occorre per avere i risultati è però in questo caso molto lungo.

Quali tipologie di dispositivi sono utilizzati per eseguire le misure di inquinamento da gas radon?

Due gruppi di dispositivi sono utilizzati per eseguire le misure: passivi ed attivi.

I dispositivi passivi sono quelli che non necessitano, durante la raccolta dati, di alimentazione elettrica. I più frequentemente utilizzati sono i rivelatori a tracce per radiazioni alfa. Poi ci sono i canestri a carbone e i rivelatori a scintillazione a carboni liquidi e gli elettreti. Le tecnologie che usano il carbone risentono negativamente della presenza di alta umidità e pertanto non sono usati in tutti gli edifici. Quasi tutti possono essere richiesti in negozi specializzati o tramite internet o da laboratori di misura e devono essere, dopo la misura, re inviati al laboratorio per l’analisi del risultato. Rivelatori a tracce ed elettreti sono impiegati per misure di breve e lunga durata.

Esistono poi diverse tipologie di rivelatori di tipo attivo. Essi generalmente monitorano in continuo il livello di concentrazione del radon. Spesso associati a un computer, sono in grado di fornire anche informazioni su altre grandezze ambientali, durante la misura, sulla presenza di interferenze esterne e di effettuare elaborazioni sui dati raccolti. Sono dispositivi sofisticati più costosi di quelli passivi e che necessitano di personale specializzato per il loro uso. Vengono impiegati per misure di breve durata.

Come funzionano i rivelatori passivi a tracce?

Si tratta della tecnica di misura più largamente utilizzata perché affidabile e con bassi costi, sopratutto per misure di lunga durata, da tre mesi a un anno. Possono essere impiegati per la misura della concentrazione del solo radon o anche della sua progenie.

Le radiazioni alfa emesse dal radon, producono dei danni (del tipo di quelli causati ai tessuti umani) anche quando attraversano particolari materiali plastici e lasciano una traccia del loro passaggio. In alcuni di questi materiali tale “traccia” è permanente e irreversibile. Il rivelatore dopo l’esposizione è sottoposto ad uno sviluppo chimico (del tipo di quello fotografico) che rende le tracce visibili ad un microscopio. Il numero delle tracce è proporzionale alla durata e all’intensità dell’esposizione al radon.

I rivelatori sono collocati all’interno di appositi contenitori delle dimensioni un piccolo bicchiere chiamati “dosimetri”. Vengono posizionati secondo precisi protocolli all’interno degli edifici da misurare, attivati, lasciati in posizione per il tempo programmato e poi disattivati ed inviati al laboratorio per l’analisi.

Come funzionano i rivelatori a elettreti?

Gli elettreti sono dispositivi passivi costituiti da un disco di materiale plastico caricato elettrostaticamente, come quando si strofina una matita sulla lana. La carica elettrostatica genera un campo elettrico. Il disco è inserito in un contenitore delle dimensioni di una tazza di caffè. Quando il radon entra nel contenitore, le radiazioni ivi emesse producono nell’aria delle coppie di ioni positivi e negativi. Gli ioni positivi sono attratti dal campo elettrico e si depositano sulla superficie dell’elettrete neutralizzandone in parte la carica originaria. Dalla differenza di carica tra prima e al termine della misura si risale al valore della concentrazione del radon.

Sono utilizzati per misure di durata da poche ore ad un anno.

Quali sono gli strumenti utilizzati per misure in continuo?

Per questo tipo di misure, di breve durata, si utilizzano strumenti attivi che sfruttano gli effetti delle radiazioni. Nelle camere a scintillazione, per esempio, le radiazioni colpiscono particolari materiali producendo piccole scintille. Queste sono rivelate da particolari rivelatori di luce e contate. Nelle camere a ionizzazione, invece, si misurano le cariche elettriche prodotte in piccoli volumi. In altri casi ancora, le radiazioni vengono rivelate grazie all’effetto che producono in materiali semiconduttori.

Per tutti la quantità di radiazioni presenti, indicata da sistemi di conteggio elettronici, è legata alla concentrazione di radon presente.

  

FAQ  SUL  RADON – TECNICHE DI BONIFICA O MITIGAZIONE

 

Che cosa è un intervento di mitigazione del radon?

E’ ogni sistema organizzato e strutturato, con anche l’uso di appositi dispositivi, o ogni singola azione, progettati per ridurre la concentrazione del radon all’interno di un ambiente. Non sarà mai possibile azzerare tale concentrazione e quindi l’obbiettivo sarà quello di mitigarla fino a livelli ritenuti accettabili nel contesto della situazione.

Quali sono i benefici di un intervento di mitigazione del radon?

Sono quelli di ridurre il rischio, per gli utilizzatori dell’ambiente bonificato, di contrarre un carcinoma agli organi di respirazione per causa dell’inquinamento da radon. Esistono anche altri benefici secondari per l’ambiente trattato, come ad esempio la diminuzione dell’umidità o di altri inquinanti provenienti dal suolo sottostante l’edificio. Analogamente un intervento di mitigazione può portare ad un aumento del valore economico dell’edificio inquinato ed una maggior facilità del suo utilizzo.

Quali sono le tipologie di intervento che si possono adottare per ridurre la concentrazione del radon in un edificio già esistente?

La tipologia dell’edificio ed in particolare il suo sistema di attacco al terreno o la presenza di uno spazio libero arieggiabile a livello del suolo (vespaio) al di sotto del piano terra, suggeriscono il sistema più adatto per l’intervento di mitigazione dal radon. Si possono trovare anche configurazioni miste di tipologie di attacco a terra che portano ad impiegare tecniche di mitigazione differenziate nelle varie zone dell’edificio.

Il progettista dell’intervento sceglierà il sistema di mitigazione più adatto dopo un’analisi visiva e documentaria della casa e basandosi sulla sua esperienza di case e tipologie di inquinamento simili in quella zona. Se non sufficiente dovrà eseguire dei testi diagnostici, per esempio sul tipo di fondazione o sui materiali presenti sotto l’edificio. Ogni informazione su come sia stata costruita la casa può aiutare a scegliere il sistema di mitigazione più efficace.

Arieggiare spesso i locali

è un modo utile e immediato per diminuire la concentrazione di radon in casa, e favorisce anche lo smaltimento di numerosi altri inquinanti presenti nell’abitazione. Questo fa capire come il problema alcune volte nasce da cattive abitudini comportamentali degli abitanti di una casa.

Le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno, iniziando l’apertura dai locali posti ai livelli più bassi (anche interrati o seminterrati) e la chiusura da quelli posti ai piani più alti, per limitare l’effetto “camino”. Nella stagione estiva è peraltro possibile e buona abitudine arieggiare i locali permanentemente.  Si tratta comunque, in caso di livelli di radon non trascurabili, di una misura temporanea, da adottare in attesa di soluzioni definitive.

Alcune tecniche, le preferibili, mirano ad impedire al radon di entrare (la ventilazione dei vespai, la sigillatura di tutte le possibili vie di ingresso dalle pareti e dai solai a contatto con il terreno, la pressurizzazione dell’abitazione o l’aspirazione del gas dal suolo al di sotto dell’edificio), altre a mitigarne la concentrazione dopo che è entrato (la ventilazione innanzitutto).

Tra le prime ci sono alcuni semplici sistemi che impiegano tubazioni sotterranee per la raccolta del gas collegati ad un ventilatore per la sua estrazione. Si tratta di

depressurizzare il suolo sottostante le fondamenta

senza grossi lavori all’edificio. Sistemi simili possono essere installati con ottimi risultati nelle case con vespaio.  La presenza di venti atmosferici potrebbe aiutare a ventilare naturalmente il vespaio, diluendo il gas proveniente dal terreno. Oppure è possibile utilizzare ventilatori che creano una pressione negativa o positiva al di sotto del solaio più basso dell’edificio.

Se l’abitazione non possiede un vespaio o comunque un locale sottostante, è possibile

costruire uno o più pozzetti interrati al di sotto dell’abitazione

o lungo il perimetro esterno, che aspirano il gas dal terreno e lo incanalano in apposite tubazioni per poi rilasciarlo all’esterno dell’edificio.

La sigillatura delle crepe e di altre aperture nei pavimenti e nei muri è un intervento logico ma non sempre semplice in quanto non è facile identificare queste aperture e la chiusura di alcune favorisce la riapertura di altre. Quindi spesso si accompagna ad altri interventi, in quanto da solo non porta a risultati sufficienti. Anche i fori per il passaggio degli impianti collegati al sottosuolo, come quelli dell’acqua o dell’energia elettrica o gli scarichi fognari, possono costituire vie d’accesso per il gas e possono essere sigillati. con opportuni prodotti.

Sigillare

oltre a ostacolare l’entrata del radon ha anche il vantaggio di contribuire a ridurre le perdite del sistema di condizionamento. È possibile anche sigillare tutta la superficie di appoggio dell’edificio utilizzando membrane impermeabili al passaggio del radon.

La causa vera che sta all’origine dell’entrata del gas radon nell’edificio non è però la presenza di aperture nei muri ma la differenza di pressione (detta salto barico) sempre presente per varie cause, tra l’interno e l’esterno. Alcune tecniche pertanto si concentrano nell’annullare questa differenza di pressione. Per esempio causando una

pressurizzazione della casa

tramite l’immissione forzata di aria (tramite ventilatori) e cercando di mantenere le vie di uscita relativamente chiuse, in modo da realizzare appunto una leggera pressurizzazione degli ambienti che contrasta la risalita del radon dal terreno.

Questo sistema ha una buona efficienza per determinate situazioni, in particolare quando i naturali ricambi di aria della casa sono piccoli. L’azione di rimedio deve essere accompagnata dal rispetto di opportuni comportamenti (aperture / chiusure delle porte e finestre ben programmate, ecc). Analogamente si può agire

pressurizzare il vespaio o il solo ambiente seminterrato, qualora esista.

Ovviamente dopo l’esecuzione dell’intervento di mitigazione è necessario testare nuovamente l’edificio; non prima di 24 ore e non dopo 30 giorni dal termine dei lavori. Preferibilmente da un soggetto differente da quello che ha operato l’intervento. Inoltre per assicurarsi che la mitigazione dall’inquinamento del radon sia permanente è opportuno effettuare, negli anni successivi e periodicamente, dei test di conferma della situazione. Specie se l’edifico subisce delle modifiche, tenuto conto che nulla potrà dare l’allerta che il gas è tornato ad inquinare la casa.

Come si può prevenire la presenza di alti livelli di radon al momento della costruzione di un edificio?

Molte delle tecniche di rimedio utilizzate per ridurre la concentrazione di radon negli edifici esistenti possono essere applicate, con una messa in opera molto più semplice, alle abitazioni in costruzione.

Alcune possono essere: A) inserimento di una barriera resistente ai gas, mentre si realizzano le parti a contatto con il terreno; B) utilizzo di particolari cementi anti ritiro, che limitano il naturale ritiro che si verifica dopo ogni colata di cemento e la conseguente formazione di fessure nella fase di consolidamento; C) prevenzione della formazione di crepe, fessure e passaggi dei servizi; D) realizzazione di pozzetti interrati sotto o esterni all’edificio con predisposizione di canali di ventilazione; E) aumento della pressione nella zona del vespaio, per contrastare la naturale fuoriuscita del gas dal terreno; F) ventilazione naturale o forzata del vespaio.

Ci sono apparecchi o sostanze in vendita in grado di neutralizzare il radon?

Esistono in commercio apparecchi venduti come fossero in grado di ridurre la concentrazione di radon, ma la loro efficacia è scarsa se non inesistente ed il loro utilizzo discontinuo e quindi inaffidabile. Dovrebbero comunque essere impiegati associandoli sempre a corrispondenti misurazioni di verifica.

Quanto costa eseguire una mitigazione del radon in un edificio esistente?

Il costo di un intervento di mitigazione del radon in un edificio dipende, dalle dimensioni di quest’ultimo, dalla tipologia della sua struttura e dell’attacco al suolo oltre che dai livelli di inquinamento di partenza. In molti casi quello della bonifica ha lo stesso ordine di grandezza del costo di altri interventi, come la reimbiancatura della facciata o la sostituzione della caldaia dell’impianto di riscaldamento. Un costo medio si colloca tra gli 800 e i 2500 Euro, in funzione della tecnica di mitigazione che la tipologia dell’edificio richiede. Alcuni interventi sono effettuabili con un “fai da te” che deve però far seguito ad un’analisi ed un progetto corretto.

Nel caso di un edificio di maggiori dimensioni come un edificio pubblico, ad esempio una scuola, il costo dello o degli interventi necessari per la bonifica è discretamente maggiore.

A titolo di esempio ricordiamo che nel decreto regionale del 21 dicembre 2011, la Regione Lombardia ha pubblicato delle linee guida sul problema inquinamento da radon. Al termine del documento si trova scritto:

“Il costo della bonifica per ogni edificio scolastico può essere così quantificato:

  • progettazione e direzione lavori: circa 4.000 euro;
  • realizzazione degli interventi: da 6.500 a 10.500 euro in relazione al numero e della posizione dei pozzetti installati;
  • misure e sopralluoghi: da 1500 a 2000 euro per ciascun edificio bonificato.
  • Inoltre sono da tener presente i costi gestionali quali il consumo di energia elettrica stimabile tra 18 e 52 euro/anno in funzione della potenza e della temporizzazione degli aspiratori.”